Una personalità complessa, un artista sensibile, un uomo sincero: Carlo Toffolo, che espone sino al venti febbraio nell'austero Arengario, deve anzitutto essere spiegato nelle molte componenti di cultura e di gusto che convergono nella sua opera. Veneto, nativo della marca trevigiana, di una terra quindi, ricca di idealismo laico e di fede religiosa, fertile di illustri personaggi, Toffolo riesce, nel contesto della sua opera pittorica, a svincolarsi completamente dalla tradizione e dalla cosiddetta avanguardia, con onesta decisione, con sofferto sforzo, con polemica indipendenza. La sua posizione è oggi libera da ogni schema, aperta totalmente ai suggerimenti compositi della cultura e della realtà, ma convalidata sempre da una presenza estrosa e ribelle, sensibile e impegnata dall'uomo Toffolo.
E' certo, la sua, una diretta derivazione da quella romantica inclinazione alla natura, che lo spinge all'informazione precisa e quasi minuziosa: dalla facciata arabescata del palazzo veneziano, inserito a bella posta, alle nivee colombe, emblema di una programmatica ortodossia estetica, dal nudo, eccezionalmente casto ed espressivo, alle vulcaniche figure, emergenti dai vortici di un mondo, che è realtà e sogno ad un tempo, mondo originato dalle stesse esigenze contraddittorie dell'autore, di natura etica ed estetica. Ne importa soffermarsi sulle qualità plastiche dei dipinti del veneto e sui richiami a forme naturali che le sue opere propongono e sollecitano: ma invece vorremmo sottolineare la coerenza dell'artista con gli atteggiamenti e gli esiti propriamente espressivi e poetici e con quelli che si qualificano diversamente per tutta una concorrente fenomenologia pittorica.
Non è neppure pensabile di poter passare in rassegna, sia pure sommariamente, gli accorgimenti, le invenzioni di segno e di colore, che Toffolo ha realizzato poeticamente, per dipingere figure femminili, volti raffinati, la regina del mare, Venezia, resa in opere, ove accanto alla squisita tecnica si nota la singolare energia di un cromatismo dinamico, vitale, dove le visioni di una realtà elaborata nel sogno, realtà emozionale, sono animate da una toccante sincerità da un calore di fede e di entusiasmo, da un impeto spontaneo.
E del resto il visitatore della mostra non faticherà a trovare da sé nessi e ricorrenze, come ad apprezzare la vivacità delle tonalità, la duttilità del segno, la fantasia magica dell'autore. Alcune tele sono portatrici di sconcertanti sensazioni, su di esse Toffolo ha impostato la sua vis creativa più personale, facendo appello alla propria esperienza, alle proprie concezioni, alla propria capacità di cogliere l'aspetto più caratterizzante o inedito delle cose, dell'uomo.
Si notano allora i tagli esemplari, le potenti presenze, i colori determinanti, l'economia di un disegno che, anche nella grafica, rivela la concretezza e la preparazione dell'artista.
Toffolo è riuscito in questo modo a raggiungere zone apparentemente vietate ai mondo visivo: là dove il pensiero riduce in termini di colore il reale, là ritroviamo quella stessa cultura originale, che, in letteratura appartiene a Hoffmann, ad Apollinaire, a Schelley, tanto per citare.
E' quella facoltà di vedere al di là dell'apparenza oggettiva che distingue Toffolo e rimane l'elemento fondamentale della sua personalità artistica. E mi pare, a questo punto, di poter affermare che l'opera di Toffolo, del Toffolo attuale è una specie di controcanto al genere 'visivo' e 'registrativo', al genere delle influenze più o meno astrattistiche, adottato, ereditato dalle ultime generazioni, una specie di dimostrazione, cioè atta a chiarire che non sempre i problemi estetici e quelli etici si possono sottintendere od eludere, accontentandosi solo del 'volto' della realtà.
Anche l'inconsueta raffinatezza grafica fa partedelbagaglio positivo di un pittore, che lavora da tempo ad affinare un linguaggio pittorico - poetico, sensibile alle necessità dell'arte odierna. Sul difficile terreno della continuità fra passato e presente, Toffolo si batte in un rapporto dinamico di carattere realistico-simbolico, cercando di imprigionare nel colore il significato ultimo delle cose e rispettando con il segno, di squisita fattura, l'intima essenza di un mondo, dal quale spreme, nell'ottica pittorica, tutta l'intera sostanza poetica. Si cerchi la ragione di alcune tonalità, si cerchi il nesso del segno, si troverà allora la formula interpretativa, la vitalità emozionale del mondodi Toffolo.
Al di là di ogni possibile discorso rimane il fatto innegabile che fra le ricerche contemporanee, quella del pittore veneto ha un peso del tutto inconsueto per il limite estremo di purezza a cui è giunta.